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Le Cernie: Caravan Sardegna : Singolari nella struttura e nella destinazione rituale sono i pozzi nuragici, definiti appunto sacri. Non precisamente datati, sembrano apparire nella civiltà nuragica verso gli ultimi secoli del 2º millennio a.C.. La loro rilevante funzione sociale è dimostrata, al di là della mera necessità del liquido vitale per ogni essere vivente, per il rilevante numero di reperti, che da essi provengono. Si tratta di vasi di buona fattura, decorati ad impressione o a rilievi plastici mammillari, e di figurine bronzee, i famosi "bronzetti", comunemente ritenuti "ex voto". Un prezioso accumulo di tali oggetti si spiega solo con una forte fede nelle capacità curatrici e rigeneratrici della divinità, che nelle acque delle vene profonde si manifesta agli uomini. Le strutture ipogee, in unità a quelle concentriche esterne, sono da taluni ritenute simboliche.
Culto e Divinità
Gran parte dei monumenti preistorici giunti fino a noi sono strettamente legati alla fede religiosa degli antichi abitatori dell'Isola. Ogni cultura ha lasciato il segno della sua pietà nel culto degli antenati e nelle "impronte" di un divino immanente, dove i segni della natura e degli astri dovettero avere un ruolo rilevante. Tutto questo è certamente riconducibile ad una concezione naturalistica del divino, dove il mistero e il magico regnavano. I principî della fertilità erano legati al culto agrario, riconducibile ad almeno due divinità: una femminile, nella doppia funzione di partoriente e di nutrice, ed una maschile, fertilizzatrice. La Grande Dea, madre di tutti gli esseri viventi, vegetali, animali e uomini, s'identificava con la Terra, dalla quale tutto originava e alla quale tutto era ricondotto, in un ciclo eterno, dove la morte era origine della vita e non viceversa: un seme deve morire per poter dare vita a molti frutti.
Villaggi Nuragici
La ricerca archeologica ha riportato alla luce diversi villaggi attribuiti alle diverse fasi della Civiltà nuragica, in molte parti della Sardegna, e alcuni degli esempi più significativi sono presenti nella "resistenziale" provincia di Nuoro. Essi sono costituiti da semplici capanne circolari, che si addossano fittamente e s'intersecano, a formare piccoli "isolati" serviti da viuzze labirintiche. Le capanne erano realizzate con un basso anello di pietre disposte a secco, sulle quali doveva insistere una copertura conica di pali e strami, ma sono attestati non pochi casi in cui la realizzazione dell'intero elevato fosse in lastrine e pietre, proprio al modo dei nuraghi, con pareti interne aggettanti: entrambe le tradizioni costruttive sono ancora in uso nel nuorese e in altre regioni. Significativo culturalmente e cronologicamente è il fatto che gli agglomerati abitativi si trovino spesso attorno ai nuraghi, oppure attorno ai pozzi sacri, ma talvolta lontani da entrambi. Menhirs La parola brettone, con cui si definiscono questi singolari monumenti, significa pietra ritta ("predas fittas" in sardo). Aniconici, talvolta naturali, sono più comunemente lavorati, in diverso grado, nelle facce e nel profilo. Sono ben documentati in Sardegna e specialmente nella provincia di Nuoro, dove si conta il maggior numero di essi: 140 su 260 circa finora segnalati. Di difficile datazione, sono attribuibili a diverse epoche, a partire almeno dal Neolitico recente (dalla metà del 4º mill.), e attraversano tutta l'Età del Bronzo, con esiti nell'Età del Ferro (IX sec. a.C.). Associati a monumenti di culto ("domus de janas" e altri), ma anche apparentemente isolati in campi aperti o accompagnati da rare lastre segnate da "couvettes", indicano contenuti religiosi oggi non ancora compiutamente sondati. Si rinvengono in piccoli gruppi, raramente in circoli o eccezionalmente in allineamento.
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